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Il trapianto di midollo osseo consiste nell’infusione di cellule mid ollari per via endovenosa. Il loro aspetto è di colore rosso, tanto da somigliare al sangue e una volta impiantate nell’organismo malato iniziano a crescere formando così un nuovo e funzionante midollo osseo.
Le cellule staminali necessarie a ricostruire il midollo osseo possono essere prelevate dalle ossa piatte del bacino (tramite aspirazione), dal sangue (attraverso un particolare metodo di donazione chiamato aferesi) o provenire dal sangue del cordone ombelicale (che normalmente viene buttato via).
Approfondiremo nel corso delle nostre newsletters ognuno di questi procedimenti, ma torniamo adesso all’argomento attuale, il trapianto.
Indipendentemente dalla provenienza delle cellule da impiantare, la procedura per il trapianto di midollo osseo è suddivisa in quattro fasi fondamentali:
- CONDIZIONAMENTO: il malato viene sottoposto a cicli chemioterapici e radioterapici per una settimana circa, al fine di distruggere il midollo malato e favorire così l’attecchimento delle nuove cellule sane. Una volta che i valori del midollo malato vengono azzerati (aplasia), si può procedere alla fase successiva. Questo passaggio è molto delicato perché il malato si trova senza nessuna difesa immunitaria ed è quindi estremamente fragile e soggetto ad ogni tipo di infezione.
- INFUSIONE: consiste nell’infusione per via endovenosa delle nuove cellule staminali. Avviene come una semplice trasfusione.
- ATTECCHIMENTO: le cellule staminali infuse riconoscono il loro ambiente e quando arrivano nel midollo osseo si fermano e cominciano a crescere.
- RICOSTITUZIONE IMMUNOLOGICA: il nuovo midollo inizia a funzionare e a produrre le cellule del sangue.
Al trapianto di midollo si associa sempre una terapia di supporto che consiste nella trasfusione di globuli rossi, piastrine e plasma, nell’infusione di immunoglobuline, nella somministrazione per via parenterale di antibiotici e nella alimentazione parenterale (flebo).
In seguito al trapianto, tutti i pazienti, anche quelli in remissione completa da molti anni, devono sottoporsi a regolari controlli per valutare gli effetti collaterali della terapia e diagnosticare precocemente una eventuale ricaduta o un secondo tumore.
A seconda della provenienza delle cellule staminali necessarie al trapianto, si parla di:
- TRAPIANTO AUTOLOGO: la fonte di cellule staminali è dello stesso malato. Si effettua spesso nei casi di tumore.
- TRAPIANTO ALLOGENICO: da donatore familiare con tipizzazione midollare (HLA) identica. È il caso di trapianto tra fratelli. Anche se le possibilità che due fratelli abbiano questo tipo di compatibilità non sono certe, ma del 25%.
- TRAPIANTO HLA COMPATIBILE: da donatore volontario non apparentato con il malato. Qui gioca un ruolo determinante l’iscrizione alla banca dati dei donatori di midollo osseo (IBMDR).
- TRAPIANTO APLOIDENTICO: da donatore familiare parzialmente compatibile. È il caso di trapianto da un genitore, che è sempre compatibile al 50% con i suoi figli.
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