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Le principali armi che la medicina ci mette a disposizione oggi per combattere la leucemia sono tre: chemioterapia, radioterapia e trapianto di midollo. Ognuna di esse può essere utile per affrontare e debellare questa malattia, e il loro uso dipende dal tipo di leucemia che si intende curare. A volte infatti non è necessario il trapianto, ma sono sufficienti dei cicli chemioterapici e i successivi controlli.
La chemioterapia, dunque, è il primo approccio alla leucemia una volta effettuata la diagnosi. Si tratta di mix di farmaci che servono a distruggere le cellule malate per permettere al midollo osseo di tornare a funzionare correttamente. Come abbiamo già detto, a volte basta questa terapia perché la leucemia sia solo un ricordo, ma molto spesso purtroppo, si tratta del primo passo verso un approccio molto più importante: il trapianto di midollo osseo. Prima di affrontare un trapianto, infatti, il paziente viene sottoposto a chemioterapia per “resettare” il midollo, distruggerne la parte malata e preparare così l’organismo a ricevere il nuovo midollo. Questi processi richiedono tempo e sono molto delicati in quanto il malato è estremamente fragile e corre il forte rischio di ammalarsi di altre malattie.
La pratica della radioterapia, oggi viene usata principalmente come supporto alla chemio pre-trapianto o per sradicare le cellule malate che si annidano nei cosiddetti “santuari”, cioè il cervello e i testicoli. Si è visto infatti, che la sua tossicità elevata e l’uso abbondante che se ne faceva in passato favorivano l’insorgere di tumori negli anni successivi alla guarigione dalla leucemia.
Il trapianto di midollo resta per la maggior parte dei casi più gravi l’unica forma di cura, ma questa parola racchiude molti significati, in quanto esistono vari tipi di trapianto. Ne parleremo nella prossima newsletter.
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